Tra marzo e giugno, i Comuni di Tuglie e Parabita sono stati protagonisti di un ricco calendario di attività dedicate alla valorizzazione del patrimonio archeologico, paesaggistico e culturale del territorio. Laboratori didattici, esperienze di archeologia imitativa, pratiche performative, visite guidate, trekking e attività per famiglie hanno accompagnato bambine, bambini, ragazze, ragazzi e adulti alla scoperta del Parco Archeologico delle Veneri di Parabita e dei luoghi della cultura collegati al progetto.
Le iniziative si inseriscono nell’ambito del Progetto di recupero e potenziamento del Parco Archeologico delle Veneri di Parabita – primo lotto funzionale, finanziato attraverso l’Avviso Pubblico Regionale SMART-IN, finalizzato alla valorizzazione dei luoghi della cultura attraverso laboratori di fruizione, restauro e promozione del patrimonio archeologico.
Il progetto, nato dalla collaborazione tra la Città di Parabita e il Comune di Tuglie, ha permesso di costruire un percorso condiviso tra due territori legati da una storia antica, da un paesaggio comune e da un patrimonio archeologico di straordinario valore.

Un programma diffuso tra frantoi ipogei, paesaggi e siti archeologici
Le attività si sono svolte in alcuni luoghi simbolici del territorio: il Frantoio Ipogeo ex Marulli di Tuglie, il Frantoio Ipogeo di Palazzo Ferrari a Parabita, l’area del Cirlicì, la Serra di Tuglie e il Parco delle Veneri, con la Grotta che conserva una delle testimonianze più significative della preistoria salentina.
Questi spazi sono diventati, per diversi mesi, luoghi di incontro, apprendimento e sperimentazione. Non semplici contenitori di attività, ma ambienti vivi, capaci di stimolare nuove forme di racconto del patrimonio attraverso il corpo, la materia, il gesto, la manualità e l’esperienza diretta.
Archeologia imitativa e creatività: imparare facendo
Una parte centrale del calendario è stata dedicata ai laboratori per bambine, bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni, pensati per avvicinare i più giovani alla preistoria attraverso un approccio pratico e coinvolgente.
Con “Ornamenti del passato”, i partecipanti hanno realizzato collane ispirate al Paleolitico e al Neolitico, utilizzando conchiglie, pietre, perline, ossa e materiali naturali, scoprendo il valore simbolico degli ornamenti nelle comunità antiche.
I laboratori dedicati alle Veneri preistoriche hanno invece permesso di approfondire il tema delle figure femminili paleolitiche, con particolare attenzione agli esemplari di Parabita, attraverso attività di modellazione e riproduzione creativa.
Con “La scoperta dell’argilla”, ragazze e ragazzi hanno sperimentato la tecnica del colombino, realizzando piccoli contenitori, monili e oggetti legati alla vita quotidiana delle prime comunità neolitiche. L’argilla è diventata così uno strumento per comprendere il rapporto tra utilità, creatività e trasformazione della materia.
La tessitura è stata al centro di “Trame antiche: tessere come nel Neolitico”, un laboratorio dedicato alla nascita dell’arte tessile, in cui ogni partecipante ha lavorato con un piccolo telaio didattico, sperimentando l’intreccio di trama e ordito.
Non sono mancate attività legate alla lavorazione dei materiali, come il laboratorio sullo sbalzo del metallo, la falegnameria creativa di “Legno tra le dita”, finalizzata alla realizzazione di piccole luminarie ispirate alla Venere Grande, e il workshop “C’era una Venere”, dedicato alla riproduzione in cera di soia della Venere di Parabita.


Mosaico, cera, legno e luminarie: il patrimonio incontra l’artigianato
Il programma ha valorizzato anche il dialogo tra archeologia, artigianato e linguaggi artistici contemporanei.
Con “Tessere della storia”, a cura della mosaicista Valeria Tornesello, i partecipanti si sono avvicinati al metodo musivo ravennate realizzando soggetti ispirati alla preistoria. Un’occasione per trasformare immagini, simboli e forme antiche in piccole opere manuali.
Il laboratorio “Legno tra le dita”, curato da Antonio Cataldi di Cataldi Luminarie, ha unito la tradizione delle luminarie salentine all’immaginario archeologico del territorio, dando vita a manufatti originali ispirati alla Venere Grande.
Le attività curate da Artèa Handmade di Parabita, invece, hanno portato bambine e bambini a confrontarsi con la riproduzione artigianale della Venere in cera di soia, creando un ponte tra memoria archeologica, manualità e design contemporaneo.


Il corpo come strumento di conoscenza: le pratiche performative
Accanto ai laboratori manuali, il calendario ha ospitato anche un articolato percorso di pratiche performative a cura di Sara Sicuro, pensato per riattivare simbolicamente i luoghi attraverso il corpo, il movimento e il gesto.
A Tuglie, il ciclo “Essere materia” ha coinvolto ragazzi, famiglie e adulti in esperienze dedicate al rapporto tra corpo, lavoro, fatica, tempo e trasformazione. Il Frantoio Ipogeo ex Marulli è stato riletto come luogo della memoria materiale, in cui il gesto ripetuto, il movimento e l’ascolto diventano strumenti per comprendere la storia del lavoro e delle comunità.
A Parabita, invece, il percorso “Il corpo del tempo” ha preso forma intorno alla Grotta delle Veneri, rielaborando segni, posture, ritualità e simboli legati al patrimonio paleolitico. Le attività hanno proposto una lettura contemporanea del sito, trasformando il movimento in esperienza di prossimità, soglia, cura e trasmissione.

Natura, paesaggio e archeologia: visite guidate e trekking
Il progetto ha coinvolto anche un pubblico adulto attraverso visite guidate, foto-tour e trekking naturalistico-archeologici.
Tra gli appuntamenti più significativi, il foto-tour naturalistico e archeologico ha accompagnato i partecipanti tra Parabita, il Cirlicì, il Parco delle Veneri e la Serra di Tuglie, invitandoli a osservare il paesaggio attraverso lo sguardo fotografico. L’obiettivo non era solo documentare, ma imparare a riconoscere dettagli, tracce, relazioni tra natura, archeologia e memoria dei luoghi.
Il trekking tra Tuglie, i frantoi ipogei, il Museo della Radio e le serre ha ampliato ulteriormente il racconto del territorio, mettendo in connessione patrimonio culturale, paesaggio rurale e identità locale.

Attività per famiglie e adulti: il patrimonio come esperienza condivisa
Il calendario ha proposto numerose attività pensate per famiglie e adulti, rafforzando il carattere intergenerazionale del progetto.
Il laboratorio “Impronte botaniche” ha invitato adulti e bambini a osservare la vegetazione del territorio e a trasformarla in decorazioni su tavolette di gesso o argilla, creando un legame diretto tra ambiente naturale e gesto artistico.
Con “Intrecci”, laboratorio dedicato alla cesteria a cura della Pro Loco di Acquarica di Lecce con Luigi Martano, i partecipanti hanno riscoperto una delle arti manuali più antiche della tradizione, fatta di pazienza, tecnica e conoscenza dei materiali vegetali.
A Parabita, il laboratorio “Un giorno nella preistoria” ha proposto un’esperienza immersiva tra baratto, archeogustando e simulazione di scambi di beni e materiali, ricostruendo in forma divulgativa alcuni aspetti della vita comunitaria antica.
La caccia al tesoro al Cirlicì, invece, ha trasformato il paesaggio in un grande gioco all’aperto, con quiz e prove a tema archeologico-naturalistico per conoscere il territorio in modo dinamico e partecipato.



Il campo estivo SMART-IN: cinque giornate nella preistoria
Il percorso si concluderà con lo SMART-IN Summer Camp, in programma dal 15 al 19 giugno, cinque mattine dedicate a bambine e bambini tra laboratori, letture animate, giochi e attività di archeologia divulgativa.
Il campo estivo, dal titolo “Sapiens. La vita nella preistoria”, coinvolge VivArch APS, La Compagnia del Libro APS ed Earth srl in un programma che unisce narrazione, creatività e sperimentazione. Tra le attività previste: letture animate, laboratori sui suoni e sulla musica nella preistoria, bozzetti, archeopuzzle, cacce al tesoro e attività manuali dedicate alla lavorazione dei materiali.
Un’ultima tappa pensata per restituire ai più piccoli il senso profondo dell’intero progetto: conoscere il passato non come qualcosa di distante, ma come un’esperienza da vivere, manipolare, ascoltare e condividere.
Un progetto per valorizzare il Parco delle Veneri e il territorio
La serie di eventi realizzata tra Tuglie e Parabita ha rappresentato un’importante occasione di valorizzazione culturale, educativa e territoriale. Il patrimonio archeologico del Parco delle Veneri è stato raccontato attraverso linguaggi diversi: la didattica, l’archeologia imitativa, la performance, l’artigianato, la fotografia, il trekking, il gioco e la narrazione.
Il risultato è stato un percorso diffuso, capace di coinvolgere pubblici differenti e di rafforzare il legame tra comunità, luoghi della cultura e paesaggio.
Le attività sono state curate da VivArch APS, incaricata dei servizi didattici ed educativi, con il coinvolgimento di numerose realtà e professionisti del territorio, tra cui Earth srl, La Compagnia del Libro APS, Progetto Parabita APS, Artèa Handmade, Valeria Tornesello, Cataldi Luminarie, Sara Sicuro, Pro Loco Acquarica di Lecce e Luigi Martano.
Il progetto si inserisce nel quadro dell’Avviso Pubblico SMART-IN per la selezione di proposte progettuali finalizzate alla valorizzazione dei luoghi della cultura, nell’ambito del POR Puglia FESR-FSE 2014/2020 – Asse VI – Azione 6.7, con un investimento complessivo di 1.000.000,00 euro per il recupero e il potenziamento del Parco Archeologico delle Veneri di Parabita.
Un percorso che ha restituito centralità a un patrimonio prezioso, trasformandolo in esperienza collettiva, accessibile e partecipata.
Scheda tecnica del progetto
Progetto: Recupero e potenziamento del Parco Archeologico delle Veneri di Parabita – primo lotto funzionale
Avviso: SMART-IN – Avviso Pubblico Regionale per la valorizzazione dei luoghi della cultura
Cod MIR: C0607.14
CUP: F57B23000360007
Importo progetto: € 1.000.000,00
Enti coinvolti: Città di Parabita e Comune di Tuglie
RUP: arch. Stefano Bidetti, Comune di Parabita
Direzione lavori: arch. Francesco Baratti, arch. Marine Patin
Referenti scientifici: prof. Domenico Lo Vetro, Dipartimento SAGAS dell’Università degli Studi di Firenze; Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”; dott.ssa archeologa Giorgia Aprile
Servizi didattici ed educativi: VivArch APS
Consulenza servizi tecnologici: CETMA – Centro di Ricerca e Trasferimento Tecnologico








